La scelta della palette: il verde “sonoro”
La scelta dei colori e la creazione del logo è stata interamente curata da Alessandro in persona. Una scelta che ci ha entusiasmato per la cura e la sensibilità con cui racconta il suo mestiere attraverso immagini e colori.
Il verde petrolio, che noi abbiamo ridefinito “verde sonoro” perchè esprime a livello visivo quello che il suono esprime a livello uditivo. Quello che in inglese viene chiamato Teal: è un colore che vive a metà tra il blu e il verde e questa ambiguità è tutta la sua forza. Richiama l’acustica nel senso più fisico: le onde sonore, la propagazione, il movimento invisibile del suono nello spazio. Eppure evoca anche profondità, concentrazione, quella qualità di silenzio attivo che si sente in una sala ben progettata prima ancora che inizi lo spettacolo. È un colore che risuona. In cromoterapia favorisce la chiarezza mentale e la comunicazione: due qualità che appartengono esattamente al lavoro di Alessandro.
Il grigio grafite, qui nella sua versione più calda. Porta solidità tecnica e autorevolezza professionale. È il colore dell’ingegneria, della precisione, degli strumenti di misura. Accanto al verde petrolio non compete: lo ancora, gli dà struttura, impedisce che la componente emotiva del progetto scivoli nel vago. È eleganza e definizione.
I due insieme raccontano esattamente la doppia natura dello studio: la precisione tecnica e la sensibilità sonora, il rigore e l’emozione, la misura e l’ascolto. Non è una palette scelta per piacere, ma piace. Il fatto che Alessandro l’abbia disegnata e scelta lui stesso non è un dettaglio marginale: è la conferma che chi progetta spazi per altri sa anche progettare la propria identità visiva.